Quando una persona lascia l’azienda, si pensa quasi sempre alla stessa cosa:
“Cambiamo la password.”
Ma il punto vero è un altro:
quanti accessi, strumenti e collegamenti restano attivi anche dopo l’uscita?
Perché il rischio non è solo una vecchia password conosciuta da qualcuno.
Il rischio è tutto ciò che rimane aperto senza che nessuno lo controlli più:
- cartelle condivise
- CRM
- cloud
- chat aziendali
- accessi da smartphone personali
- strumenti collegati automaticamente
Ed è proprio qui che spesso nascono i problemi.
1. L’email aziendale va chiusa o reindirizzata subito
La casella email è uno dei primi punti da controllare.
Se resta attiva:
- possono continuare ad arrivare comunicazioni riservate
- si possono recuperare password da altri servizi
- può diventare un punto d’ingresso per account collegati
Cosa fare:
- disattivare l’accesso alla casella
- valutare se attivare un inoltro temporaneo verso un referente interno
- rimuovere l’account da smartphone, tablet e app di posta
2. Controlla cartelle condivise, cloud e documenti
Molte persone, durante il lavoro, accumulano accessi a:
- Google Drive
- OneDrive
- Dropbox
- cartelle di rete
- documenti condivisi
- file riservati del team
Quando lasciano l’azienda, questi accessi non sempre vengono revocati subito.
Cosa fare:
- rimuovere i permessi alle cartelle condivise
- controllare link pubblici o condivisioni ancora attive
- trasferire eventuali documenti utili a un referente interno
- verificare se esistono file sincronizzati anche su dispositivi personali
3. CRM, gestionali e strumenti di lavoro: revoca gli accessi
Spesso un ex collaboratore non ha solo una mail aziendale, ma anche accesso a:
- CRM
- software di fatturazione
- gestionali
- piattaforme di ticketing
- strumenti HR
- pannelli di amministrazione
- servizi esterni usati per clienti e fornitori
Cosa fare:
- disattivare l’utente
- chiudere eventuali sessioni ancora aperte
- verificare se aveva privilegi amministrativi
- assegnare a un’altra persona le attività o i dati ancora in gestione
4. Non dimenticare le chat aziendali
Teams, Slack, WhatsApp Business, Telegram, strumenti interni:
anche qui spesso restano:
- conversazioni
- file allegati
- gruppi attivi
- informazioni operative
- accessi da smartphone personali
Cosa fare:
- rimuovere l’utente dai gruppi
- revocare l’accesso alle piattaforme
- verificare cosa resta visibile dopo l’uscita
- controllare se ci sono documenti o contatti aziendali ancora disponibili
5. Smartphone personali e dispositivi usati per lavoro
Questo è uno dei punti più sottovalutati.
Se una persona ha usato il proprio smartphone o portatile personale per lavorare, potrebbe avere ancora:
- email sincronizzate
- file scaricati
- accessi salvati nel browser
- app aziendali collegate
- token di accesso o notifiche attive
Cosa fare:
- chiedere la rimozione degli account aziendali dai dispositivi personali
- revocare le sessioni attive da remoto, se possibile
- cambiare password degli strumenti più sensibili
- controllare se erano attive sincronizzazioni automatiche
6. Fai una checklist, non andare a memoria
Il modo più semplice per evitare dimenticanze è avere una procedura chiara.
Una mini-checklist di uscita può includere:
- email disattivata
- cloud verificato
- CRM chiuso
- gruppi chat aggiornati
- accessi da smartphone rimossi
- password condivise cambiate
- eventuali chiavi, badge e dispositivi restituiti
Perché il problema non è quasi mai “qualcosa di complicato”.
È quella cosa semplice che nessuno ha controllato.
7. Meglio farlo subito, non “quando c’è tempo”
Ogni giorno in cui un accesso resta attivo è un giorno in più di esposizione.
Non serve pensare male delle persone.
Serve avere una regola chiara:
quando un rapporto si chiude, gli accessi si chiudono insieme.
È una forma di ordine, prima ancora che di sicurezza.




