Richieste urgenti di pagamento o cambio IBAN: fermati un attimo prima di pagare

Negli ultimi anni sono aumentati moltissimo i tentativi di truffa basati su false richieste di pagamento o cambi IBAN.
Arrivano via email, via PEC, in chat o persino su WhatsApp, e spesso sembrano credibili: logo giusto, tono formale, firme copiate, nomi reali.

L’obiettivo è sempre lo stesso: convincere qualcuno in azienda a fare un bonifico verso il conto sbagliato, il più in fretta possibile.

Ecco come riconoscere questi tentativi e come organizzarsi in azienda per ridurre al minimo il rischio.

1. Come si presentano queste truffe

Alcuni esempi tipici:

  • Email che sembra arrivare da un fornitore:
    “Abbiamo cambiato banca, da oggi usate questo nuovo IBAN per i pagamenti”.
  • Messaggio (magari con tono urgente) che sembra del titolare o dell’amministratore:
    “Non sono raggiungibile, fai subito questo bonifico, ti spiego dopo”.
  • Comunicazione che parla di fatture scadute, solleciti o “ultima possibilità” per saldare un debito.

Di solito c’è sempre un elemento in comune: urgenza + pressione.

2. Segnali d’allarme da riconoscere subito

Ci sono alcuni campanelli che devono farti accendere la luce rossa:

  • Cambio IBAN comunicato all’improvviso, senza preavviso, magari dopo anni di pagamenti sempre uguali.
  • Richiesta di non seguire la procedura normale (“fai subito, poi sistemiamo i documenti”).
  • Mittente sospetto:
    • indirizzo email leggermente diverso dal solito
    • dominio simile ma non identico (es. .com invece di .it)
  • Tono insolito:
    • troppo formale o troppo confidenziale rispetto al solito
    • errori di grammatica o traduzioni strane
  • Messaggi che parlano di segretezza (“non informare nessun altro”, “solo tra noi”).

Se anche uno solo di questi elementi ti insospettisce, non procedere.

3. Regola d’oro: verifica sempre con una telefonata (a un numero noto)

Prima di cambiare un IBAN o fare un pagamento fuori routine:

  • Non rispondere alla stessa email o chat per chiedere conferma (se è un truffatore, ti risponde lui).
  • Usa un canale diverso e noto:
    • chiama il numero ufficiale del fornitore (quello che usi da tempo, non quello scritto nella mail)
    • se sembra un messaggio del titolare, chiamalo o scrivi al suo contatto abituale
  • Chiedi:
    • “Hai davvero cambiato banca?”
    • “È davvero corretto questo nuovo IBAN?”

Solo dopo una conferma chiara da una fonte certa, si valuta il pagamento.

4. Procedura interna di doppio controllo

In azienda è utile definire una regola semplice e scritta, ad esempio:

  • Nessun cambio IBAN viene applicato senza:
    • conferma via telefono da un numero già noto
    • controllo incrociato da almeno due persone (es. chi esegue il pagamento + amministrazione / titolare)
  • Nessun pagamento “straordinario” o fuori contratto viene effettuato:
    • senza un documento chiaro e riconducibile a un rapporto reale
    • senza l’ok di chi ha il controllo dei conti (o di una seconda figura autorizzata)

Questa procedura va spiegata bene a:

  • amministrazione
  • segreteria
  • chiunque possa ricevere richieste di pagamento

5. Attenzione alle comunicazioni “troppo urgenti”

Le truffe giocano spesso sulla fretta:

  • “Se non paghi oggi, blocchiamo il servizio”
  • “È urgente, fallo subito”
  • “Non sono raggiungibile, fai e poi ti spiego”

Regola pratica:

  • Se qualcuno chiede di saltare le regole, è già un motivo per rallentare.
  • Se è davvero urgente, una telefonata di 2 minuti si trova sempre.

6. Cosa fare se hai un dubbio (o se pensi di aver sbagliato)

Se qualcosa non ti torna:

  • Non vergognarti, chiedi subito a un responsabile o all’imprenditore.
  • Condividi la mail o il messaggio sospetto: meglio un falso allarme che un bonifico perso.

Se purtroppo il bonifico è già partito:

  • Contatta immediatamente la banca e segnala l’operazione come sospetta.
  • Avvisa l’amministrazione e chi gestisce la sicurezza informatica in azienda.
  • Conserva tutte le email e i messaggi ricevuti.

Anche se tecnicamente il truffatore è lontano, l’ultimo clic lo fa sempre una persona.
Preparare chi lavora su contabilità, pagamenti e segreteria con poche regole chiare è uno dei modi più efficaci per proteggere i soldi (e i dati) dell’azienda.

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