Gli hacker entrano nei router e cercano di non farsi vedere

Sicurezza router aziendale: il rischio che non si vede

Quando pensiamo a un attacco informatico immaginiamo spesso un computer infetto, una password rubata o una mail di phishing. Ma un hacker può scegliere una strada molto meno evidente: entrare direttamente nei dispositivi che fanno funzionare la rete.

È quello che emerge da un caso raccontato da Red Hot Cyber, relativo ad attaccanti che sarebbero riusciti a compromettere router Cisco e altri sistemi di rete, installando strumenti capaci non solo di mantenere l’accesso, ma anche di nascondere parte delle proprie attività agli amministratori.

La cosa interessante, però, non è soltanto la sofisticazione dell’attacco. È il principio che c’è dietro.

Un router compromesso può continuare a funzionare. Internet va, le email arrivano, i dipendenti lavorano e, apparentemente, non succede nulla. Ed è proprio questo il problema: un dispositivo può essere vulnerabile o compromesso senza dare segnali evidenti.

Per un attaccante, inoltre, il punto più interessante della rete non è sempre quello che l’azienda considera più importante. Può essere un router, un vecchio dispositivo, un servizio rimasto attivo, un accesso dimenticato o una configurazione che nel tempo è diventata debole.

È per questo che la sicurezza informatica non può essere considerata una verifica da fare una volta ogni tanto.

Una rete cambia continuamente. Vengono aggiunti dispositivi, installati aggiornamenti, modificate configurazioni e aperti nuovi servizi. Contemporaneamente vengono scoperte nuove vulnerabilità.

Una rete controllata sei mesi fa non è necessariamente la stessa rete di oggi.

Ed è proprio qui che entra il concetto di controllo continuo della sicurezza informatica.

AmicoHacker non sostituisce il tecnico IT, il firewall o l’antivirus. Fa una cosa diversa: effettua continuamente test sulla rete aziendale attraverso attività di Vulnerability Assessment, cercando possibili punti deboli prima che possano trasformarsi in un problema.

Quando individua qualcosa che merita attenzione, lo comunica in modo chiaro via email. La direzione non deve interpretare dashboard tecniche, ma può capire cosa sta succedendo e chiedere direttamente: “È grave?”, “Dobbiamo intervenire?”, “Cosa devo chiedere al tecnico?”.

Questo approccio assume ancora più importanza per le aziende soggette alla NIS2, perché la sicurezza non deve essere soltanto prevista nei documenti. Deve essere applicata e verificata nel tempo.

Il caso dei router compromessi ci ricorda quindi una cosa semplice: non vedere un problema non significa che il problema non esista.

Un hacker cerca spesso proprio ciò che nessuno sta controllando.

Ed è per questo che AmicoHacker non fa semplicemente sicurezza informatica.

La controlla.

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